S. Carlo al Corso

Storia

L’attuale basilica di San Carlo al Corso, sorge sull’area dell’antica chiesa di santa Maria dei Servi edificata nel 1317 e poi demolita  in occasione del nuovo assetto urbanistico dato al centro storico di Milano.
Su  progetto di Carlo Amati, architetto milanese, viene iniziata nel 1839 la costruzione del nuovo tempio dedicato a san Carlo Borromeo. Inaugurata nel 1847, la basilica, in stile neoclassico, si ispira, per i suoi motivi circolari, al Pantheon di Roma.
Tra i battezzati illustri della parrocchia figurano i nomi del Beato Federico Ozanam (13 maggio 1813), del Beato Contardo Ferrini (5 aprile 1859) e della Beata Armida Barelli (10 dicembre 1882).

Ingresso

Le acquasantiere sono grandi valve di conchiglie marine (tridacna). Sulla parete sinistra, un bel bassorilievo di scuola lombarda del’ 400 riproduce una Madonna in adorazione del Bambino con i santi Giuseppe, Ambrogio e angelo musicante.

Cappella destra

Quasi pala d’altare, un grande bassorilievo del Pandiani (1860) rappresenta san Vincenzo de’ Paoli e santa Luisa de Marillac e la loro opera di misericordia.

Esedra del Beato

Un’urna racchiude il corpo del beato Giovannangelo Porro, dei Servi di Maria, nato a Barlassina ne11451, morto a Milano nel 1505. La sua vita è narrata nei bassorilievi (sec. XVII) e nelle vetrate (1989). Interessanti le due tele del ‘600: a destra, Il beato riceve l’abito dei Servi; a sinistra, Guarigione di san Carlo bambino per intercessione del beato. Sulla parete di fondo Gloria del beato, di F. Maccagni (sec. XVII).

Ingresso alla Rotonda

Sulla parete sinistra una pregevole tavola di pittore di ambito piemontese (sec. XVI) raffigura l’Assunzione della Vergine con gli Apostoli e i santi Sebastiano e Benedetto.

Presbiterio e abside

Sull’altare maggiore un Crocifisso in legno dorato di Pompeo Marchesi, scuola del Canova, è il centro plastico di tutta l’architettura. All’ingresso del presbiterio, rinnovato nel 1986, le statue di Giovanni il battista e di Giovanni l’evangelista, ai lati dell’altare, i due grandi pastori della chiesa milanese, Ambrogio e Carlo, indicare la continuità dell’annuncio a e della evangelizzazione. Sulla volta, Gloria di san Carlo, affresco di A. Inganni (1864).
 
A destra del presbiterio notevole pulpito in legno dorato con scene dall’Antico Testamento. A sinistra, affresco con la Vergine in trono e due offerenti. In sacrestia pregevole Adorazione dei Magi, di pittore lombardo della metà del sec. XVI.

Corpo centrale e Cupola

Il corpo centrale della chiesa è interamente sormontato dall’ardita e ampia cupola a tutto sesto (altezza m. 36,90; diametro m. 32,30), voltata da Pizzagalli senza l’aiuto di armature.

Cappella sinistra

Gruppo marmoreo raffigurante san Carlo che comunica san Luigi Gonzaga, di P. Marchesi (1852). Alla parete, un calco ricavato dal volto del santo.
Troviamo poi esposto un quadro di San Pellegrino, protettore dei malati di tumore.

Esedra dell’Addolorata

È stato qui collocato l’elegante altare maggiore (1727) della precedente chiesa dei Servi. Di particolare bellezza i due angeli adoranti. L’Ordine dei frati Servi di santa Maria è stato promotore, soprattutto a partire dal XVII secolo, della devozione all’Addolorata,
che ha assunto come immagine ispiratrice del proprio impegno di servizio: “essere con lei accanto alle infinite croci della terra“.
 
Un bel Crocifisso ligneo policromo del XIV secolo sovrasta il fonte battesimale. 
 
La decorazione della chiesa è affidata quasi interamente alle statue: 17 profeti nel tamburo della cupola; 10 apostoli nel catino dell’abside; 40 santi ambrosiani nei tondi sopra le colonne; 10 episodi della vita di san Carlo lungo le pareti; 6 Dottori della chiesa e Virtù.

Viene tracciato così un percorso simbolico e teologico che ripropone la storia della Salvezza e la Rivelazione, i fondamenti della Chiesa universale e della Chiesa ambrosiana, profeti, pastori e dottori.
 
L’agile campanile, il più alto della città (m. 84) è dotato di un celebre concerto di campane. Il maestro Arturo Toscanini, che abitava nei pressi, soleva recarsi ai bastioni di Porta Venezia proprio per meglio ascoltare il suono delle campane di San Carlo.

Beato Giovannangelo Porro

Il Beato Giovannangelo Porro nacque nel 1451, forse a Barlassina presso Seveso (nel ducato di Milano). Verso i 18 anni Giovannangelo lasciò la madre e i fratelli, entrando nel convento dei Servi di Maria di Milano, ove trascorse il noviziato ed emise la professione monastica. Fu dapprima nel convento di Milano, poi a Firenze dove venne ordinato sacerdote. Per quasi 20 anni visse in solitudine nell’eremo di Monte Senario, aperto nel 1240 dai Sette Santi fondatori. Il priore generale lo rivolle poi a Milano come esempio di vita in un momento di crisi nell’osservanza del carisma.

Di salute cagionevole, ebbe un animo sensibile e fine. Caratteri principali della sua figura religiosa furono: la semplicità, la povertà, l’austerità e l’assiduita nella preghiera; in una parola, egli incarnò soprattutto la migliore tradizione contemplativa dell’Ordine dei Servi di Maria.

La sua semplicità e la sua povertà furono grandi; e ciò è dimostrato anche dall’inventario dei panni del convento dell’Annunziata di Firenze nel 1474, quando il frate guardarobiere nella sua cella non trovò nulla da annotare, se non un paio di lenzuola strappate. Egli preferiva dormire per terra.

 Si trattò di un frate vero, senza alcun desiderio di apparire o di diventare qualcuno, con un’anima profondamente contemplativa.

Morì a Milano nel convento del suo noviziato, il 23 ottobre 1505. 

Il culto spontaneo e popolare, subito sviluppatosi dopo la sua morte, venne approvato da papa Clemente XII nel 1737, la sua festa cade il 23 ottobre.

San Carlo Borromeo, da bambino, attribuì al beato Giovannangelo la propria guarigione miracolosa da una grave malattia, e questo contribuì moltissimo alla diffusione del culto presso la Chiesa milanese. Si attribuisce a questa considerazione il fatto che, in deroga alla disciplina imposta dal Concilio di Trento, il suo corpo incorrotto si conservi in pubblica venerazione sopra l’altare (nella Chiesa di San Carlo al Corso), e questo è l’unico caso nella Chiesa Milanese.

Durante la Seconda Guerra Mondiale il Cardinal Schuster fece trasferire per sicurezza l’urna del beato nella cripta del duomo di Milano, di fianco al corpo di San Carlo. Fu riportata nel 1945 con solennità nella chiesa di San Carlo dove riposa ancora oggi.

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