San Carlo Borromeo

San Carlo Borromeo (1538-1584) è il compatrono di Milano insieme a Sant’Ambrogio, cardinale di Santa Romana Chiesa e arcivescovo di Milano dal 1565 al 1583; fu definito, nel decreto di canonizzazione, come «un uomo che, mentre il mondo gli sorride con le maggiori blandizie, vive crocifisso al mondo, vive dello spirito, calpestando le cose terrene, cercando continuamente le celesti, emulo in terra, nei pensieri e nelle opere, della vita degli Angeli».

Nato nel 1538 nella Rocca dei Borromeo, sul Lago Maggiore, era il secondo figlio del Conte Giberto.
Gravemente malato, fu guarito da bambino per intercessione del Beato Giovannangelo Porro, a cui rimase sempre fortemente devoto.
Studente brillante a Pavia, fu poi chiamato a Roma, dove venne creato cardinale a 22 anni.

L’improvvisa morte del fratello Federico (1562) gli fece cambiare radicalmente vita, interpretandola come un segno da parte di Dio per santificarsi. Così intensificò la penitenza, i digiuni e le preghiere. Riprese inoltre, con più impegno, la propria formazione teologica e pastorale.

Nell’aprile del 1566, raggiunse Milano, dove fu un organizzatore intelligente e un lavoratore instancabile, tanto che Filippo Neri di lui disse: “Quest’uomo è di ferro”.
San Carlo visitò in ogni angolo la docesi ambrosiana, preoccupato della formazione del clero e delle condizioni dei fedeli. Fondò seminari, edificò ospedali e ospizi. Utilizzò le ricchezze di famiglia in favore dei poveri. 

A lui si sarebbe ispirato il Beato Cardinale Schuster nel guidare la stessa diocesi ambrosiana quattrocento anni più tardi.

Gli anni della peste (1576-1577)

Una terribile pestilenza colpì il territorio milanese nel biennio 1576-1577. Il contagio si verificò proprio durante l’episcopato di san Carlo Borromeo che, simbolo del cristianesimo militante, si prodigò nel portare soccorso agli appestati. 

In mancanza di autorità locali, San Carlo organizzò il servizio sanitario, fondò e rinnovò ospedali, cercò denaro e beni di prima necessità, decretò misure preventive. Soprattutto provvide ad assicurare il soccorso spirituale, l’assistenza ai malati, il seppellimento dei morti, l’amministrazione dei Sacramenti agli abitanti confinati nelle loro case. Senza temere il contagio, visitò ospedali e ammalati nelle loro case, guidando le processioni di penitenza, come un vero pastore.

Ordinò che venissero erette nelle principali piazze ed incroci cittadini circa venti colonne in pietra sormontate da una croce– poi chiamate crocette– per permettere agli abitanti di ogni quartiere di partecipare alle messe e alle preghiere pubbliche affacciandosi alle finestre di casa.

S. Carlo al Lazzaretto

Sfidando il contagio, usciva ogni giorno a visitare i malati sia nelle capanne fuori porta, che nel Lazzaretto, per dar loro una parola di conforto e per provvedere ai possibili aiuti. La carità, le sue dimostrazioni di affetto e la dedizione agli appestati in quel frangente, gli valsero una popolarità incredibile e la fama di Santo già in vita.

Fece costruire in quell’occasione, perché ognuno potesse seguire dal suo letto le funzioni, una chiesetta aperta da tutti i lati al centro del Lazzaretto: la chiesa di san Carlo, ancora oggi esistente.

S. Sebastiano

Uno dei protettori di Milano era anche san Sebastiano, il martire a cui erano ricorsi i romani durante la peste dell’anno 672. San Carlo suggerì allora ai magistrati di Milano di ricostruire il santuario a lui dedicato, che cadeva in rovina, e di celebrare per dieci anni una festa solenne in suo onore. Finalmente nel luglio del 1577 la peste cessò e in settembre fu posta la prima pietra del tempio civico di S. Sebastiano in Via Torino a Milano, dove il 20 gennaio di ogni anno ancora oggi si celebra  una messa per ricordare proprio la fine dell’epidemia.

Nel 1579 san Carlo pubblicò il “Memoriale ai Milanesi“. È un testo che fa pensare: invita la gente del suo tempo a fare dell’esperienza drammatica della peste un motivo per conoscere la grazia di Dio e conoscere sé stessi per intraprendere un nuovo cammino caratterizzato dalla conversione: “tanto soffrire, tanto morire, tutto sarebbe sperperato se i milanesi tornassero alla vita di sempre” .

“Città di Milano, la tua grandezza si alzava fino ai cieli, le tue ricchezze si estendevano fino ai confini dell’universo mondo (…) Ecco in un tratto dal Cielo che viene la pestilenza che è la mano di Dio, e in un tratto fu abbassata la tua superbia” (Dal Memoriale ai Milanesi)

La morte

Le anime – era solito dire – si guadagnano colle ginocchia” – ed alludeva alle sue instancabili preghiere inginocchiato avanti il Crocifisso o nella cripta della chiesa del Santo Sepolcro a Milano. 

A causa della sua attività pastorale senza sosta, dei frequenti viaggi, delle continue penitenze, la sua salute era rapidamente peggiorata. Quel venerdì 2 novembre 1584, l’arcivescovo Carlo Borromeo, di ritorno a Milano da un pellegrinaggio alla Sacra Sindone di Torino, aveva voluto fare una digressione per tornare a visitare il Sacro Monte di Varallo nell’alto Piemonte, uno dei luoghi preferiti dove amava trascorrere in raccoglimento i suoi rari momenti di riposo.

Lasciata anche Varallo, mentre stava scendendo il Naviglio Grande, l’arcivescovo era stato colto da un violento attacco febbrile. Per prestargli soccorso, la barca si fermò due volte lungo i 50 km del percorso: la prima, a Cassinetta di Lugagnano (dove una statua di San Carlo sta a ricordare quella fermata) e la seconda, il giorno seguente (3 novembre) a Corsico, dove c’è oggi un’edicola votiva.

Arrivò finalmente nel tardo pomeriggio a Milano. Trasportato in lettiga a mano fino all’arcivescovado, vi arrivò poco dopo il tramonto, giusto in tempo per farsi montare un piccolo altare e porre un quadro di Cristo Orante ai piedi del letto. Spirò qualche ora più tardi, serenamente nel suo letto, all’età di soli 46 anni, con gli occhi fissi sul dipinto di Cristo orante.

Cristo Orante di S. Carlo

In una lettera del barnabita Carlo Bescapè del 8 novembre 1584, quattro giorni dopo la morte di San Carlo, egli precisava che il vescovo “a piè del letto fece porre un quadro dove era dipinto il Salvatore orando in agonia” L’opera, della bottega di Antonio Campi, passata poi come dono all’Ospedale Maggiore di Milano fu poi acquistata da Federico Borromeo ed oggi si trova alla Pinacoteca Ambrosiana.

Una scritta in basso in latino recita: “Carlo non staccava mai gli occhi da quell’immagine fino all’ultimo istante della sua vita.” Sempre e dappertutto Carlo voleva essere circondato da sacre effigi che lo inducessero ad avere presente la vicenda dolorosa di Gesù culminata sulla croce.

“Udita la notizia della sua morte, il lutto della città di Milano fu simile a quello che vi è solitamente in occasione della grandi calamità. Tutti, infatti, si disperarono, soprattutto quelli che ricevevano benefici da lui, e, in primo luogo, i poveri.” Lettera Remissoria

Due giorni dopo la sua morte si ebbe notizia del primo miracolo attribuito alla sua intercessione: una donna, Costanza Rabbia, recatasi a venerare la salma ancora esposta nel palazzo Arcivescovile, toccò con il braccio paralizzato il corpo di san Carlo e immediatamente guarì. 
Si contarono almeno cento miracoli da allora al 1601 (27 novembre), quando il Consiglio Generale di Milano a nome dell’intera cittadinanza – sollecitato dalla Congregazione degli Oblati – indirizzò al Papa la supplica per la canonizzazione dell’arcivescovo.

Carlo Borromeo Santo

S. Carlo al Corso

San Carlo Borromeo fu canonizzato da papa Paolo V con una solenne celebrazione in San Pietro il 1° novembre 1610.

Il suo corpo riposa nello “Scurolo di San Carlo” sotto l’altare del Duomo di Milano.
Il corpo è rivestito di paramenti pontificiali: il volto è ricoperto da una maschera in argento, voluta dal Cardinale Montini durante il suo ministero episcopale come Arcivescovo di Milano.

A Milano troviamo a lui dedicate la chiesa di San Carlo al Corso, che conserva un calco del suo volto, e la chiesa di San Carlo al Lazzaretto.

I quadroni di San Carlo

Quadroni di San Carlo sono due serie di dipinti su tela esposti nei mesi di novembre e dicembre nel Duomo di Milano che celebrano la vita e i miracoli di San Carlo.

Iniziata nel 1603 con i Fatti della vita del Beato Carlo (in onore della beatificazione), la serie dei Quadroni fu terminata nel 1610 con il gruppo dei Miracoli, di dimensioni inferiori.

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