Chiesa Parrocchiale di San Domenico Savio

La chiesa di San Domenico Savio in Via Rovigno fu eretta con decreto del 4 aprile 1964 dell’arcivescovo Giovanni Colombo, ricavandone la competenza giurisdizionale dal parziale smembramento delle parrocchie di Santa Maria Assunta a Turro e di Santa Teresa del Bambin Gesù a Gorla. La cura pastorale venne affidata ai sacerdoti salesiani e inclusa nel decanato di Turro.

La chiesa venne costruita fra il 1962 e il 1966 sul progetto degli ingegneri Angelo Luraschi ed Enea Ronca, secondo le indicazioni dell’arcivescovo di Milano, cardinal Montini, che aveva deliberato la costruzione di 22 chiese in ricordo dei 22 concili della Chiesa Cattolica. Nello stesso anno, il 3 maggio, il cardinale Giovanni Battista Montini che volle fortemente tale opera e divenuto nel frattempo papa Paolo VI, benedisse la prima pietra.

La chiesa venne consacrata dal cardinal Giovanni Colombo il 25 aprile 1967.

Opere d’arte

Tra le opere d’arte conservate nella chiesa segnaliamo:

• Il fonte battesimale scolpito in marmo rosso di Verona dal professor Casanova, ornato con bronzi dal professor Ferreri, mentre il bassorilievo del coperchio è stato eseguito da Toni Benetton. La cancellata che racchiude il fonte battesimale è opera della Scuola Beato Angelico.

• Statua di San Giovanni Battista di Angelo Ferreri

• Gruppo statuario ligneo raffigurante San Domenico Savio con ragazzi dell’Oratorio, opera di Filip Moroder Doss di Ortisei

Il collegio universitario

Oltre alla chiesa e all’oratorio parte integrante dell’Opera Salesiana San Domenico Savio di via Rovigno è il Collegio Universitario Paolo VI, voluto dall’arcivescovo cardinal Montini.

Montini, diventato Papa con il nome di Paolo VI e ora proclamato Santo, benedisse la prima pietra dell’Opera, che prevedeva la Parrocchia, l’Oratorio e il Pensionato per giovani lavoratori, venuti a Milano per lavorare nelle grandi fabbriche del Nord. In seguito ai cambiamenti del contesto industriale e alle crescenti richieste di studenti fuori sede iscritti ai diversi atenei milanesi, dalla fine degli anni Settanta il Pensionato è diventato Collegio Universitario.

Paolo VI voleva che i Salesiani formassero assieme agli studenti del Collegio una comunità, in spirito di famiglia e attraverso la pratica del sistema educativo propri del loro Fondatore. Nel Collegio Universitario Paolo VI i giovani sono incoraggiati e sostenuti nel loro impegno quotidiano di studio in vista del raggiungimento degli obiettivi accademici e nello stesso tempo sono chiamati a formarsi come persone, vivendo insieme in vicendevole stima e fiducia, coltivando relazioni e amicizie destinate a durare nel tempo e confrontandosi con la proposta cristiana.

Don Giovanni Rossoni

Nella Parrocchia di San Domenico Savio ha esercitato per tanti anni Don Gianni, tornato nella casa del Padre il 2 ottobre 2024.

Noi vogliamo ricordarlo con questo articolo di David Kraner

Il sorriso di «Gianni di trent’anni fa»

Il ritratto di un sacerdote salesiano che opera nella parrocchia di San Domenico Savio a Turro: con la sua vitalità e il suo atteggiamento positivo è un punto di riferimento nel quartiere

di David KRANER

31 Luglio 2012

Gianni è sempre sorridente. Trasmette felicità, speranza e gioia. Ogni giorno va a passeggiare in via Luigi Bertelli, lungo la Martesana, a Turro. Per lui è come un rito, durante il quale trova sempre il momento buono per avvicinare le persone che lì trascorrono il loro tempo libero. È socievole, positivo, sempre pronto ad aiutare il prossimo. Quasi tutti i giovani e gli anziani del quartiere lo conoscono.

Gianni ha 75 anni, anche se ne dimostra almeno dieci di meno, ed è un sacerdote salesiano. Nono di dieci fratelli, ha perso la madre a 14 anni e questo lutto ha segnato la sua adolescenza. La sua vita ha conosciuto molte salite. È stato ordinato prete nel 1972, dopo aver trascorso sette anni in Venezuela, dove ha svolto il noviziato salesiano, gli studi in filosofia e il tirocinio. Racconta di quella sua esperienza con passione ed entusiasmo, così come del periodo trascorso successivamente in Bolivia.

Tutto ebbe inizio quando nella comunità salesiana di Bologna arrivò un confratello boliviano, don Dante, bisognoso di assistenza perché malato di diabete: gli avevano amputato una gamba e gliel’avevano sostituita con una protesi. Don Gianni si prese cura di lui, cercando di alleviare le sue sofferenze. Poi, nel 1999, don Dante dovette far ritorno nel suo Paese. Da solo, però, non sarebbe stato in grado di viaggiare: qualcuno doveva accompagnarlo. Gianni si offrì di andare con lui e in Bolivia, oltre ad assistere il confratello, ogni giorno celebrava messa nei quartieri (chiamati campos). Lì conobbe diverse persone e offrì il suo servizio, ottenendo molte soddisfazioni.

Adesso don Gianni lavora nella parrocchia di San Domenico Savio a Turro, dove era già stato per un triennio una trentina di anni fa. «Giovanni di trent’anni fa», lo chiamano quelli che erano i suoi allievi di allora. Non è parroco, solo “assistente”. Non ricopre incarichi precisi: scherzando, dice di essere «“innocente” da incarichi». È convinto che a contare non siano le cariche, ma il carattere della persona, perché il “mestiere” del prete è servire la gente come ha fatto Gesù.

Confessionale dove confessava don Gianni

Io l’ho incontrato una volta per strada, lungo il torrente. Prima l’ho visto parlare con una giovane famiglia, poi con un altro giovane. La gente ha molta fiducia in lui. Il suo segreto è il sorriso. Sorride sempre, anche quando, per motivi di salute o per altri problemi, non sarebbe facile. Saluta sempre tutti. Gli ho chiesto il motivo: «Conosce tutta questa gente?». Mi ha risposto: «Non li conosco tutti, ma un saluto e un sorriso mi avvicinano alla gente. Un sorriso non costa nulla e dà felicità a chi lo riceve.» Vuole portare speranza a tutti: aiuta i giovani a trovare il lavoro, consola gli anziani, porta felicità alle famiglie.

In questo mese, in parrocchia, si è tenuto l’oratorio feriale. «I giovani non vengono in oratorio solo per giocare – sottolinea -. Io non ho mai lasciato che un giovane giocasse da solo, devono essere sempre almeno in due. L’oratorio deve aggregare. E il responsabile deve essere costantemente in contatto con genitori: solo cosi si può davvero educare».

Con la sua vitalità e il suo atteggiamento positivo, don Gianni è un punto di riferimento nel quartiere. La gente si affida a lui, confidandosi per strada, nel parco, nei negozi… Il suo sorriso è un raggio che dona felicità a chi lo accetta.

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