L’arcidiocesi milanese è universalmente nota come “Chiesa ambrosiana”, dal nome del suo più grande vescovo e dottore della Chiesa sant’Ambrogio, che la resse nella seconda metà del IV secolo. Ciò che assai probabilmente non tutti sapranno è che invece tale diocesi venera come proto-vescovo un certo Sant’Anatalone, facente parte con Ambrogio e Carlo Borromeo di una schiera di ben 143 vescovi, tra i quali 38 santi e 2 beati, che nel corso di diciassette secoli hanno retto la sede episcopale dell’antica Mediolanum.
Alla fine dell’VIII secolo Paolo Diacono redasse le “Gesta episcoporum Mettensium”, nelle quali sosteneva che Anatalone fosse un discepolo di Pietro che questi aveva inviato a Milano come primo vescovo. L’antico Martyrologium Romanum ed altri cataloghi sempre alquanto datati sostennero invece che la cattedreda episcopale milanese fu istituita dall’apostolo Barnaba che designò Anatalone quale suo successore. Secondo la “Datiana historia ecclesiae mediolanensis”, opera anonima risalente all’XI secolo, un certo “Anatelon” sarebbe stato vescovo di Milano e di Brescia dal 50 al 63. Si dice che Anatalone costruì una chiesa dedicata al Salvatore su un precedente tempio del dio Mercurio od Apollo, nel luogo in cui oggi a Milano sorge la chiesa di San Giorgio al Palazzo.

Al primo vescovo sarebbe succeduto nel 64 San Caio, il cui culto pare essere ben attestato a Milano da vecchia data: il vecchio martirologio indicava anch’egli quale discepolo di Barnaba e che avrebbe sofferto sotto la persecuzione anticristiana di Nerone senza però rimanerne vittima. L’episcopato di Caio durò ventiquattro anni, sino all’85, e gli è attribuito il battesimo dell’intera famiglia dei protomartiri milanesi, composta dai santi sposi Vitale e Valeria e dai loro figli Gervasio e Protasio.
Per concludere il capitolo relativo al santo protovescovo milanese non si può non citare la “Storia dell’Ingaunia” scritta dal canonico Navone, secondo la quale Barnaba e Caio predicarono il Vangelo anche a Genova e nella riviera di Ponente, designando poi Anatalone a reggere le sedi episcopali di Albenga e di Milano. Pietro gli inviò allora come aiutante Caio, che gli successe nell’anno 65.
Alcune reliquie di Sant’Anatalone, consistenti probabilmente solo pezze di lino trovatesi a contatto con il suo corpo, furono portate nella cappella milanese intitolata “ad Concilia Sanctorum” probabilmente nel V secolo. L’autore del “De situ” ignorava il luogo della sua sepoltura ed annotò che la sua “depositio” era celebrata nella suddetta basilica. Nella “Datiana istoria”, risalente all’XI secolo, non si indica il luogo di sepoltura e si annota che l’anniversario della “depositio” veniva celebrato nella basilica milanese di San Babila. Il “Beroldo Nuovo”, calendario liturgico milanese del 1263, aggiunge che Anatalone sarebbe stato sepolto nella chiesa di San Floriano in Brescia, città di cui qualche tarda leggenda lo vuole anche primo vescovo. Nel 1472 alcune sue reliquie vennero effettivamente ritrovate in quella chiesa e solennemente traslate nella cattedrale cittadina, ove attualmente sono oggetto di venerazione.
Nonostante il giorno della morte di Sant’Anatalone sia ritenuto il 24 settembre, la sua festa a Milano fu trasferita nel 1490 al giorno successivo, in cui tra l’altro si festeggiano tutti i primi santi vescovi milanesi, perchè il 24 settembre ricorreva a Milano la patrona della cattedrale santa Tecla.
A Sant’Anatalone è stata dedicata una strada di Milano ed esiste una sua statua a Carate Brianza, città di provincia. Occorre infine citare il terzo ordine del coro ligneo del Duomo di Milano, in cui sono rappresentati tutti i vescovi milanesi da Sant’Anatalone a San Galdino.
Il nome del santo è presente anche nelle varianti Anatelon, Anatalo, Anatolo, Anatolio, Anatalofle, Anatelofl e Anatolofle.
(Fonte: Santiebeati.it)
