Beato Alfredo Ildefonso Schuster

Nasce a Roma il 18 gennaio 1880. Orfano di papà a 11 anni, entra nel convento di San Paolo fuori le mura grazie ad un benefattore, che ammira la sua intelligenza e la sua pietà.

Fu sempre di salute gracile e, come racconta lui stesso, vi fu una circostanza, quando era ancora bambino, che i medici disperarono della sua salute e la mamma allora corse alla chiesa di S. Agostino a Roma affidando il suo bimbo alla Vergine Maria che la esaudì. E da allora – disse spesso il Cardinale – sino alla sua morte non conobbe più malattia seria.

Monaco esemplare, viene ordinato sacerdote a 24 anni e subito gli vengono affidati incarichi delicati e gravosi. A 28 anni è già maestro dei novizi, poi procuratore generale della Congregazione, infine abate di San Paolo fuori le mura; nel 1929 Pio XI lo nomina arcivescovo di Milano e cardinale.

Inizia il suo ministero milanese prendendo come modello il suo più illustre predecessore, Carlo Borromeo, e si sforza di imitarlo, soprattutto nella sua passione per il popolo, nel suo coraggio per difendere la purezza delle fede, nel suo donarsi completamente senza risparmio, come testimoniano le numerose lettere al clero e al popolo, le assidue visite pastorali, i frequenti sinodi diocesani, i due congressi eucaristici.

Sotto la porpora continua tuttavia a battere il cuore del monaco, affascinato da Dio, innamorato della preghiera, portato per natura al silenzio ed alla contemplazione. Dal fisico esile e fragile, sotto le vesti liturgiche diventa un gigante: «Si vedeva un santo a colloquio con l’invisibile potenza di Dio», ricordano i testimoni, «non si poteva guardarlo senza essere scossi da un brivido religioso».

Dai suoi sacerdoti esige la santità della vita, perché «pare che la gente non si lasci più convincere dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega». Oltre che pastore di anime, è un fine studioso di storia, di catechesi, di archeologia e di arte, ma prima di tutto è un liturgo, convinto che la liturgia «è per eccellenza la preghiera della Chiesa», l’unica vera “devozione” di ogni cristiano, che non deve andare in cerca di altre “devozioni”.

E neppure cedere alla tentazione del sentimentalismo, del superattivismo e dell’appariscente perché «è inutile e pericoloso sfruttare il cuore, quando la fede manca dei suoi preamboli razionali… Purtroppo, noi ci prestiamo a tale svuotamento della Religione e ci accontentiamo facilmente delle folle oceaniche, dei nostri Congressi, delle processioni, delle Feste Centenarie».

Muore, quasi improvvisamente, il 30 agosto 1954 nel seminario di Venegono, dove i medici lo hanno mandato a recuperare le forze, logorate dal suo generoso e continuo donarsi. 

Si congedò  dai suoi seminaristi con queste parole: “Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un Santo autentico, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Ricordate le folle intorno alla bara di don Orione? Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi. ha paura, invece, della nostra santità”.
Pochi giorni dopo, l’impressionante corteo che accompagnava la salma del cardinale Schuster da Venegono a Milano confermava che “ quando passa un Santo, tutti accorrono al suo passaggio”. Il processo di beatificazione ebbe inizio nel 1957 e si concluse nel 1995 con l’approvazione del miracolo ottenuto per sua intercessione: la guarigione di suor Maria Emilia Brusati, da glaucoma bilaterale. La proclamazione solenne di beatificazione è del 12 maggio 1996. La memoria liturgica è il 30 agosto.

L’opera di Schuster a Milano

È un vero pastore che non si risparmia mai: In venticinque anni del suo episcopato milanese indisse e fece 5 visite pastorali in tempi anche pericolosi, raggiungendo ogni parrocchia, anche la più piccola e arrampicata sulle Prealpi. Egli giungeva prestissimo, alle 5 celebrava la messa e la gente accorreva facendo stupire i parroci. Nelle visite pastorali conferiva anche la Cresima e al caso anche le prime Comunioni; visitava nelle loro case gli ammalati; si recava processionalmente al cimitero e se rimaneva la notte in parrocchia, la sera presiedeva la recita del S. Rosario, dove con il canto delle Litanie Lauretane offriva un pensiero religioso con l’esame di coscienza e la benedizione pastorale. Scrive lettere al popolo e al clero in cui difende la purezza della fede e invia le sue prescrizioni liturgiche, promuove sinodi diocesani e congressi eucaristici e si occupa della costruzione di nuovi seminari come quello di Venegono in cui si spegnerà. Le persone lo sentono vicino e ricambiano il suo affetto: nessuno, ascoltandolo, può restare indifferente alle sue parole, ma è soprattutto con l’esempio che Ildefonso veicola gli insegnamenti della Chiesa.

Impartì precise disposizioni per l’arte sacra. Per questo appoggiò la scuola Beato Angelico voluta da mons. Polvara. Diede debito onore e culto alle reliquie dei Santi e Beati presenti nelle zone della Diocesi.

IL CARDINALE SCHUSTER E S. MARIA LIBERATRICE IN PIENA GUERRA

Durante i terribili anni del secondo conflitto mondiale invocò con grande fede l’intercessione della Madonna come Liberatrice dalla guerra e come guida per il difficile cammino della pace e della ricostruzione di Milano e dell’Italia.

Per ottenere queste grazie dalla Vergine Maria, nella lettera pastorale dell’Avvento del 1943 scritta dopo la capitolazione italiana dell’8 settembre l’Arcivescovo formulò due voti: rinnovare il triduo di Celebrazioni Eucaristiche e Sante Comunioni, di giorno e di notte, nei santuari mariani dell’Arcidiocesi, come avvenuto nel giubileo del 1933; erigere e dedicare al Cuore Immacolato di Maria una nuova chiesa parrocchiale in Milano, S. Maria Liberatrice, che ora sorge in Via Paolo Solaroli, 11.

Durante i bombardamenti della città di Milano egli non volle mai lasciare l’arcivescovado. Diceva: il comandante non deve abbandonare la nave. Dopo il bombardamento su Milano del 13 e 16 e 17 agosto 1943 il Cardinale visitò le zone colpite, si recò negli ospedali per confortare e aprì le porte dell’arcivescovado per gli sfollati. Chiese ai parroci di non abbandonare le loro parrocchie e soprattutto i fedeli. Incitò clero e laicato associato a non disattendere la vita spirituale delle parrocchie nonostante tutto. Milano fu profondamente mutilata. L’Arcivescovo si preoccupò dell’assistenza materiale e spirituale degli sfollati, lanciando dal Duomo un appello via radio l’8 settembre. Dal Duomo invitò tutti i parroci della diocesi a «istituire con prudenza dei dormitori notturni anche nelle chiese e cappelle sussidiarie». Chiese agli industriali di non far mancare il lavoro. Lui stesso distribuiva in arcivescovado sussidi per le famiglie bisognose. Diceva ai suoi collaboratori: «Date tutto quello che abbiamo». Oltre al denaro provvide per la distribuzione di alimentari e vestiario.

IL PIANO DI MORTE PER MILANO  – LA PACE

Nell’aprile 1945, ultimi giorni di guerra, il Card. Schuster si adoperò con i belligeranti e pregò la S. Vergine affinché Milano – già sottoposta a bombardamenti negli anni precedenti – non venisse
rasa al suolo dalle forze militari dell’Asse: il piano di distruzione era pronto e l’Arcivescovo ne era venuto a conoscenza. L’intera Lombardia rischiava di diventare terra bruciata e campo di battaglia.
La mediazione e le preghiere del Card. Schuster ottennero il risultato richiesto alla Madonna: i capi militari firmarono la resa risparmiando Milano.

Lo stesso Cardinale, negli scritti e nelle omelie del periodo immediatamente successivo, racconta quei drammatici giorni e la loro conclusione, elevando a Maria il suo commosso ringraziamento.

 Al termine della guerra, salì sulla cima del Duomo, per porre ai piedi della “Madonnina” i volumi contenenti i nomi di coloro che, raccogliendo il suo invito, si erano impegnati a recitare quotidianamente il Rosario per far cessare le ostilità.

Tomba del Beato Schuster nel Duomo di Milano

Padre, origine e fonte di ogni bene,
noi ti lodiamo e ti ringraziamo
perchè nel beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster
ci hai fatto conoscere
un pastore mansueto e infaticabile,
uomo “tutto di preghiera”,
testimone della pace che tu solo sai dare.

Signore Gesù, Figlio di Dio,
tu sei stato per il cardinale Schuster modello di vita:
per tuo amore fu servo appassionato di tutti,
consumando ogni giorno della sua esistenza
perchè ciascuno potesse trovare te,
Signore della vita, della pace e della gioia.
Il suo esempio ci stimoli e la sua preghiera ci accompagni,
perchè anche noi doniamo la vita
al servizio di ogni essere umano.

Spirito dell’amore, che ci rendi santi,
concedici di raccogliere il suo invito costante alla santità.
Rendici capaci, come lui lo è stato,
di amare i poveri, i dimenticati, i perseguitati;
donaci la forza di dialogare con tutti,
con la fiducia di scoprire in ogni cuore
il seme germogliante del tuo amore.
Amen.


( Con Approvazione Ecclesiastica )

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