Il miele di Santa Savina

Siamo nei primi secoli del cristianesimo, a cavallo tra la fine del 200 e l’inizio del 300 d.C., durante le terribili persecuzioni contro i cristiani e, precisamente, durante le persecuzioni dell’Imperatore Diocleziano che fu l’ultima ma anche una delle più terribili.
Tra i primi martiri cristiani di questa persecuzione, ci sono due soldati mauritani, Naborre e Felice che, dopo essere stati torturati, vengono decapitati in quel di Lodi. I corpi di questi martiri vengono nottetempo trafugati e quindi sepolti presso la casa di una donna cristiana del luogo di nome Savina. Lì vi rimangono per circa vent’anni poi, quando le persecuzioni sembrano attenuarsi, la donna pensa di trasportarli a Milano dove il Vescovo di allora (forse sant’Eustorgio) intendeva dare loro tutti gli onori che si meritavano. La donna nasconde i due corpi dei martiri in due botti e si avvia sulla strada verso Milano. Arrivata al fiume Lambro mentre tenta di traghettare sull’altra sponda incappa in una pattuglia di soldati romani. Viene fermata ed il capo pattuglia chiede alla donna di mostrare il contenuto delle botti. La donna, cercando di mostrarsi sicura e calma risponde che nelle botti c’è solo del miele. I soldati tuttavia non credono affatto alla donna: si accingono ad aprire le botti e vi affondano le mani. Quando le ritirano grondano di profumato miele. Savina può proseguire il suo viaggio e consegnare così i Resti mortale dei due Martiri nelle mani del Vescovo di Milano. Questi due Martiri troveranno sepoltura onorata nella Basilica a loro intitolata sulla attuale via Santa Valeria e, quando questa verrà demolita, nel 1798, verranno trasportati nella Basilica di Sant’Ambrogio ove riposano tuttora nel sarcofago in fondo alla navata destra.
Dopo una vita spesa in veglie e preghiere, S. Savina morì (a. 311/317) e fu sepolta prima accanto ai “suoi” martiri e successivamente verrà sepolta in Sant’Ambrogio dove a lei è dedicata una cappella, ed in città è venerata come protettrice delle madri.
Un’ultima annotazione: questo fatto avvenuto nei pressi di un povero villaggio di nome Gnano, con l’aggiunta di “Miele”, formerà poi il nome della città di Melegnano.

La liturgia ambrosiana festeggia S. Savina il 30 gennaio.

Lascia un commento