L’eremita Giovanni Moretti di Villapizzone

GIOVANNI MORETTI

Il 30 Novembre 1895 scompariva a  Villapizzone una ammirabile figura d’uomo, che per lo spazio di oltre quarant’anni fu motivo di edificazione per tutti i cuori di buon spirito.

Giovanni Moretti nacque a Villapizzone il 16 dicembre 1812. A  23 anni sposò Carolina ed insieme aprirono un’osteria, chiamandola San Carlo. La loro vita coniugale fu esemplare ma purtroppo segnata dalle croci, persero infatti due bambini in tenera età.

All’età di 37 anni, Giovanni rimase vedovo. Per il grande dolore d’aver perduto la sua compagna, una donna di una bontà singolare, non volle più saperne della vanità di questo mondo.

Raccolti quanti poveri trovò nel suo quartiere, distribuì loro quanto aveva, si vestì con un saio d’eremita e visse in campagna, accontentandosi d’avere come letto uno strato di foglie.

La sua vita fu santa: di giorno lavorava come contadino in aiuto dei poveri; nelle ore della sera andava qua e là per le case a confortare, a spronare al bene col racconto di esempi buoni presi dalla vita dei Santi. Di notte vegliava in orazioni e in letture spirituali. Ogni giorno assisteva alla Santa Messa e si fermava poi a lungo in adorazione di fronte al tabernacolo. La Domenica, nella Chiesa Parrocchiale di San Martino, spiegava la Dottrina Cristiana ai fanciulli.

Gli abitanti di Villapizzone e dei dintorni lo invitavano a venire nelle loro case quando c’era un malato da confortare, un moribondo da assistere, un consiglio da dare. E Giovanni Moretti metteva le ali ai piedi tutte le volte che poteva accorrere a compiere un’opera di misericordia, sempre umile, sempre uguale a se stesso.

Spesso ebbe a soffrire disagi e molestie.  Un giorno un gruppo di soldati garibaldini lo maltrattò e lo fece condurre dai carabinieri di Villapizzone. Qui, interrogato se quei soldati lo avessero maltrattato, dimenticando ogni cosa, rispose: «Sono tutti buona gente e io li amo tanto».

Un giorno due delinquenti andarono nella capanna dell’Eremita, lo derisero e lo percossero. Ma fatti pochi passi fuori della casupola, rimasero come impietriti, incapaci di muoversi. Una nipote dell’Eremita che in quel momento portava del cibo allo zio, si spaventò al vedere i due giovani che non si muovevano e, gridando, chiamò lo zio. Questi uscì dalla sua dimora, toccò i due giovani dicendo loro d’andarsene, e quelli si allontanarono. Interrogato in seguito perché perdesse sangue dalla testa, affermò che era stato percosso dai due giovani ma, aggiunse, il Signore li aveva castigati.

Giovanni era umile, non amava essere al centro dell’attenzione. Era parco nel mangiare. Se qualcuno metteva del formaggio nella sua minestra, subito correva al focolare e raccogliendo della cenere, la buttava nella scodella affermando che quello era il formaggio che si conveniva a lui grande peccatore.

Nel 1895 l’inverno fu rigido. Giovanni era sempre nella sua capanna, al freddo e con poco cibo. Varie volte, parenti ed amici, vedendolo ormai sfinito dalle privazioni, cercarono di persuaderlo a prendere del cibo più sostanzioso o ad avere un ricovero più adatto, ma senza successo.
A metà novembre era già qualche giorno che non si vedeva in Chiesa. Venne trovato febbricitante, incapace di muoversi, e purtroppo cessò di vivere il 30 novembre. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Villapizzone.

Nel 1953 era desiderio della popolazione di seppellirne i resti nella Chiesa di San Martino. Il cardinal Schuster diede il consenso ma purtroppo il commissariato per l’igiene si oppose.
Ma nel 1999, dopo tanti anni, finalmente si poterono traslare i suoi resti nella Chiesa parrocchiale.

Chiesa di S. Martino in Villapizzone
Chi vuole rendere omaggio alla tomba dell’ Eremita, può recarsi presso la Chiesa di San Martino in Villapizzone, Piazza Villapizzone 10, Milano, dove riposano i suoi resti mortali.

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