Nella chiesa di Santa Maria al Paradiso è conservato uno dei reperti celtici più antichi di Milano. Si tratta della “pietra del Tredèsin de Marz” (pietra del 13 marzo), o “pietra di san Barnaba”. Cosa ci fa un simbolo pagano in una chiesa cattolica?
Per scoprirlo bisogna tornare molto indietro nel tempo, raccontando una storia antica che si è tramandata fino ai giorni nostri.
Mediolanum
Si era nell’anno 51 d. C . La Mediolanum di allora, era una città che continuava a mantenere ancora viva la propria tradizione celtica. Il Cristianesimo non era ancora arrivato.
Gesù Cristo, era morto sulla croce pochi anni prima e i discepoli avevano cominciato l’opera di evangelizzazione nei territori che via via attraversavano. Erano chiamati genericamente tutti “Apostoli” (da apóstolos, letteralmente “inviato” o “messaggero”). Tra questi, Paolo da Tarso, Barnaba e Sila.

Secondo la tradizione giunta ai nostri giorni, il 13 marzo dell’ anno 51 Barnaba arrivò in vista della città di Mediolanum accompagnato dall’amico Paolo da Tarso, per predicare il Vangelo di Cristo. Per non essere costretto ad onorare le statue degli dei pagani poste ai vari ingressi della città, si fermò ai bordi di una radura al di fuori delle mura, dalle parti di Porta Orientale (che allora si trovava in prossimità dell’attuale piazza san Babila).
Lì vi era riunita una moltitudine di gente per celebrare un rito pagano. I celti infatti erano soliti riunirsi in luoghi particolari, per compiere i loro riti magici. Quel giorno i riti venivano celebrati intorno ad una pietra sferica, con tredici tacche incise. Quella pietra rappresentava il cuore vivo dell’Anima Celtica.
Barnaba, improvvisata una rudimentale croce di legno con due rami incrociati, la fissò sulla pietra forata intorno alla quale si erano raccolti tutti, cominciando a predicare e fare proseliti. La neve, che quell’anno ancora ricopriva il terreno, si sciolse d’incanto, facendo subito sbocciare i primi fiori.

| L’iscrizione latina recita:” il giorno 13 marzo dell’anno del signore 51 San Barnaba Apostolo predicando il vangelo di Cristo al popolo milanese presso le mura di Via Marina a porta Orientale piantò il vessillo della croce in questa pietra rotonda”. |
Quando lasciò Mediolanum, Barnaba regalò ai milanesi come pegno di fede, la sua croce di legno, infissa nella pietra rotonda; pietra che ancora oggi si può ammirare a metà della navata nella Chiesa di Santa Maria al Paradiso.
Il miracolo delle statue distrutte
Barnaba decise, con i suoi proseliti, di fare una processione intorno alle mura della città, impugnando la croce. La tradizione dice che al suo passaggio, accadde un nuovo miracolo: transitando davanti alle varie porte, tutte le statue “pagane” caddero in pezzi, sbriciolandosi. A questo punto, Barnaba, non più obbligato a onorare quegli dei, poté entrare in città da Porta Ticinese (luogo non lontano da dove sarebbe stata in seguito costruita la Basilica di S. Eustorgio), sia per predicare, che per celebrare i suoi primi battesimi. Ancora oggi Il vescovo che entra in Milano per prendere possesso della sua diocesi lo fa da qui, da Porta Ticinese.

Il quartiere del Gratosoglio
Durante la sua predicazione, San Barnaba avrebbe peregrinato anche nelle campagne fuori Porta Ticinese, e qui, in un villaggio sul Lambro, in seguito alla buona accoglienza ricevuta in questi luoghi avrebbe esclamato: «Ti saluto, o grata soglia», dando così origine al nome del quartiere milanese del Gratosoglio.
Le tracce di S. Barnaba conservate fino ad oggi
La fonte di San Barnaba
Fra i luoghi che la tradizione lega all’evangelizzazione operata dall’Apostolo nella Mediolanum di allora, vi è anche il primo fonte battesimale della città nei pressi di Sant’Eustorgio, fuori dalle mura romane, in cui San Barnaba battezzava i convertiti. Questa sede fu scelta dal santo perché scorreva proprio lì un corso d’acqua, la Vettabbia.
Uscendo dalla Basilica di sant’Eustorgio, al numero 8 della piazza, si trova un edificio color rosa sulla cui facciata è apposta una lapide, che attesta la presenza all’interno del palazzo del primo fonte battesimale di Milano, restaurato e benedetto dal Card. Federico Borromeo il 28 ottobre 1623.
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La pietra Celtica
La pietra, collegata al culto di San Barnaba, fu subito oggetto di grande venerazione, che non smise mai nel corso dei secoli. Nel IV secolo, nello stesso posto del suo ritrovamento, venne edificata, per volontà di sant’Ambrogio, la basilica di San Dionigi, come piccola cappella di un monastero, posta in mezzo a un cimitero paleocristiano. Gli studiosi avrebbero identificato la sua collocazione, esattamente dove oggi sorge il Planetario Ulrico Hoepli. Sembra che sempre lì, andata in rovina la cappella, venne riedificata intorno al IX secolo, una chiesa più grande. Fino alla data della sua demolizione attorno al 1560,questa custodì la pietra celtica come reliquia. Questa venne quindi trasferita e conservata nella nuova chiesa costruita nel 1550 da Pellegrino Tibaldi, all’altezza del lato nord dell’attuale Museo di Storia Naturale, fino a quando pure questa non venne demolita nel 1783 per permettere la realizzazione dei Giardini Pubblici di Porta Orientale e fu quindi collocata presso Santa Maria del Paradiso.

Da allora, ogni anno il 13 marzo, mentre la Chiesa festeggia il Santo con una celebrazione religiosa in Santa Maria al Paradiso, viene allestito lì vicino, nella domenica della seconda settimana di marzo, un mercato, nato come antica fiera dei fiori di Milano e oggi è costituito da bancarelle di ogni genere.
Questo è il motivo per cui , a Milano, “el tredèsìn de marz“ è diventato il primo giorno di primavera.
La Chiesa Santa Maria al Paradiso e la pietra sacra, pertanto, sono una meta irrinunciabile per tutti coloro che sono in visita a Milano e per tutti i credenti. Se poi si ha pure la fortuna di capitare lì la domenica della seconda settimana di marzo, visitata la chiesa, non si può non andare ad ammirare il tripudio di colori della primavera alle bancarelle dei mercatini alla festa dei fiori.

I fedeli che vogliono rendere omaggio alla Pietra di san Barnaba possono visitare la Chiesa di Santa Maria del Paradiso, corso di Porta Vigentina n° 14.

